Tecnica Wire Wrapping : Domande e Chiarimenti

Nel corso di questi ultimi anni mi è capitato molto spesso di rispondere alle domande sulla tecnica Wire Wrapping, soprattutto durante i miei corsi.

Ho pensato quindi di raggruppare in questo post le domande principali e naturalmente quello che penso in merito ai diversi argomenti in base alla mia esperienza (ormai decennale!).

La tecnica Wire Wrapping ha origini molto antiche, se ne ha traccia sin dalla dinastia sumera e dall’antico Egitto.
Questa tecnica di avvolgimento dei fili metallici è nata inizialmente per esigenza quando non esistevano o non erano diffuse le tecniche di saldatura e fusione dei metalli, è stata tramandata per il suo aspetto pratico, veloce ed economico e nel corso dei secoli è stata ripresa e migliorata per il suo valore artistico.

Il nome della tecnica è di origine inglese e tradotto significa “avvolgimento del filo”, è corretto chiamarla proprio tecnica wire wrapping o wire wrapped (e non solo tecnica wire) per seconda parola che sottolinea il significato di avvolgimento, parte basilare di questa tecnica.

Risponderò adesso alle domande relative ai materiali ed agli strumenti che vi consiglio di utilizzare, che sono quelli che acquisto abitualmente.

Non vi farò una quindi una panoramica totale su tutti i prodotti, ma intendo focalizzarmi solo sui prodotti che personalmente preferisco nella vasta gamma di prodotti commercializzati e disponibili. Prima di tutto vi raccomando però di acquistare i fili nei negozi specializzati, perché solo i fili di qualità vi porteranno a dei buoni risultati, i fili dei “cinesi” vi porteranno a risultati scarsi, tempo perso e tanta insoddisfazione.

Quali fili utilizzare nella tecnica wire wrapping?

Nei miei lavori e nel Corso Wire Wrapping utilizzo principalmente fili in rame placcati argento o colorati, tutti con trattamento anti ossidazione. Questo è un trattamento industriale che viene fatto in fabbrica, se non intaccato dalle pinze (con una maldestra lavorazione) consente la conservazione dei fili e delle lavorazioni più lungo temine rispetto ai fili non trattati.

Se i fili non sono trattati (come il filo di rame cotto naturale o ottone) si scuriscono in modo irregolare e antiestetico, soprattutto se esposti alla luce solare ed al sudore o all’umidità, e possono lasciare macchie di verderame sulla pelle. Questo effetto è ben diverso dall’ossidazione ottenuta ad hoc da alcuni artisti che conferisce ai pezzi un effetto anticato, e che normalmente viene ottenuta con prodotti a base di zolfo. L’unico rimedio se già siete avete acquistato fili non trattati è dipingerli con lo smalto trasparente per unghie per prevenire l’ossidazione.

Gli spessori di filo indispensabili sono 0.8 e 0.4 mm, il filo da 0.8 serve per la parte strutturale degli avvolgimenti, mentre il filo da 0,4 serve per legare tra loro gli altri fili proprio per gli avvolgimenti.

Mi hanno spesso segnalato problemi di attorcigliamento del filo durante la lavorazione, per questo raccomando soprattutto agli inizi di tagliare pezzi di filo di 70-80 cm massimo, e di allisciarli dopo ogni avvolgimento. Poi man mano che si prende confidenza con la tecnica si possono usare pezzi di filo più lunghi e si avranno meno problemi negli avvolgimenti, è questione di esercizio della manualità.

A volte e di alcuni colori si trova lo 0.9 invece dello 0.8 e la sua funzionalità è identica, inoltre per le strutture vi consiglio anche i fili a spessore 1.0 e 1.25 mm, che danno maggiore rigidità ad alcune parti dei progetti. Raramente invece utilizzo fili di spessore 2 mm.

Gli altri spessori di filo disponibili possono essere utili per lavorazioni specifiche, ad esempio:

  • 0,3 per la lavorazione netted dentro forme chiuse (come gli acchiappasogni)
  • 0,5 per la lavorazione Viking Knit che consente di creare un tubolare reticolato
  • 0,6 per la creazione di collanine e braccialetti con sequenza di nodini a orefice e per creare monachelle (ma va bene anche lo 0.8)

Io prediligo sempre il filo di rame rivestito, ma se volete fare un salto di qualità utilizzate il filo di argento che differisce sia per i costi che per il rischio maggiore di ossidazione se non è trattato. Vi sconsiglio invece il filo di acciaio che ha le estremità molto taglienti, anche se accuratamente limate.

I fili di buona qualità sono inoltre nichel free, come previsto dalle normative Europee.

Quando utilizzare i fili speciali?

In commercio esistono molti fili particolari che possono dare un tocco in più alle vostre creazioni.

  • i fili a sezione quadrata sono tra i miei preferiti, molto luminosi e di design perché riflettono la luce in modo diverso rispetto ai fili a sezione tonda. Consentono lavorazioni semplificate e molto pulite se combinati con i fili a sezione semicircolare per gli avvolgimenti, ma possono essere utilizzati anche in combinazione con i fili a sezione tonda.
  • i fili colorati secondo me sono molto belli se utilizzati nelle tonalità bronzo, oro e oro rosa, invece quelli di colori sgargianti si prestano meno alle esecuzioni più elaborate di questa tecnica perché sono soggetti a spellarsi più facilmente, quindi personalmente tendo ad evitarli.
  • i fili texturizzati sono molto belli da aggiungere nelle lavorazioni, vanno bene sempre a livello strutturale e non per gli avvolgimenti.

 

Quando e come utilizzare il filo di alluminio?

L’errore più frequente che rilevo quando parlo con le mie allieve è il tentativo di utilizzare i fili di alluminio per la tecnica wire wrapping, sia per le strutture che negli avvolgimenti. L’alluminio è completamente diverso come consistenza, è molto più malleabile e intaccabile, e quindi va usato con cautele diverse.

Personalmente non lo amo tantissimo ma lo ho visto usato in lavori molto gradevoli, dovrete considerare di lavorarlo in spessori almeno raddoppiati, con pochissimi punti di avvolgimento (quindi no alle tessiture fitte fitte), con grandi ed avvolgenti curvature e riccioli. Dovrete cercare di toccarlo il meno possibile con le pinze perché si creano facilmente degli antiestetici segni.

Lo utilizzo di tanto in tanto per le parti strutturali di alcuni lavori, per fargli mantenere la forma stabilita normalmente lo martello, e lo affianco nella lavorazione agli altri spessori di filo di rame. Trovo molto belle le versioni texturizzate o fancy, mentre nelle versioni colorate a volte dà problemi di spellamento, soprattutto se il disegno del gioiello prevede parti con piegature accentuate. Lo trovo ottimo per alcuni pezzi di oggettistica come segnalibri ed espositori.

Quali pinze utilizzare per la tecnica Wire Wrapping?

Le pinze che ho sempre a portata di mano sono le pinze a punta conica e le pinze a punta piatta piegata, più ovviamente le tronchesi.

Per anni ho lavorato con le pinze economiche da elettricista, ma negli ultimi due anni ne ho utilizzate alcune di qualità leggermente superiore e mi trovo meglio perché non c’è ruggine nell’ingranaggio, non si rompe la molla centrale e non si sfilano i rivestimenti laterali… come succedeva invece nelle pinze “da battaglia” Non ritengo però ancora opportuno passare all’utilizzo di pinze professionali.

Sono molto utili anche le pinze con le punte rivestite in plastica che servono per raddrizzare il filo dopo qualche incidente di percorso o se conservato con brutte piegature, invece esistono anche delle punte in plastica da applicare alle pinze a punta conica per proteggere i fili più delicati durante la lavorazione.

Un facile stratagemma per non rovinare il filo può essere quello di rivestire le punte delle pinze con lo scotch da carrozziere.

Per quanto riguarda le tronchesi quelle classiche fanno un taglio diagonale, invece il modello flash cutter assicura un taglio più dritto dei fili, taglio che si nota soprattutto sui fili di spessore maggiore.

Raccomando inoltre sempre l’utilizzo di cautela quando si taglia il filo metallico, proteggete gli occhi con degli occhiali trasparenti e mettete una mano davanti al filo per evitare che la punta tagliata schizzi via.

Quali sono le lavorazioni fondamentali della tecnica Wire Wrapping?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un post a parte, e lo scriverò, perché è un argomento su cui c’è davvero molto da dire.

Vi rimando però ad un bellissimo libro su cui tanti anni fa ho imparato le basi di questa tecnica: Weave Wrap Coil di Jody Bombardier.

Il titolo riassume già tre delle tecniche fondamentali : il weaving che va a creare delle onde con i fili per la legatura sui fili strutturali, il wrapping che sono gli avvolgimenti classici senza andamento a onde ed il coiling che è l’avvolgimento circolare del filo di legatura intorno al filo struttura.

Per acquistare il libro in formato Kindle o cartaceo clicca qui.

Quale martello ed incudine utilizzare per martellare il filo metallico?

Per la martellata del filo metallico servono essenzialmente un martello e un’incudine.  Naturalmente potete inviare a fare delle prove con quello che avete in casa, ma l’ideale sarebbe comprare un martello da cesellatura con punta tonda e piatta, un blocchetto di acciaio inox e un cuscinetto di sabbia.

La punta piatta del martello appiattisce il filo omogeneamente, se usata con attenzione non lascia segni. La punta tonda invece produce delle intaccature caratteristiche che texturizzano il filo (o le lamiere di metallo), inoltre esistono anche specifici martelli con le punte texturizzate. Si trovano martelli di diverse dimensioni e pesantezza, i più leggeri sono i più facili da maneggiare e permettono di lavorare facendo meno fatica.

La martellatura serve essenzialmente a indurire il filo metallico nella forma modellata, tramite “incrudimento” ovvero il fenomeno metallurgico per cui un materiale metallico risulta rafforzato in seguito a una deformazione plastica a freddo. Bisogna fare attenzione a non martellare troppo il filo per non rovinarlo o spezzarlo, quindi è importante dosare la forza. E’ molto comodo anche il martello con manico stondato e ingrandito all’estremità, che bilanciando il peso della testa rende la martellatura ancora più semplice.

Il blocchetto in acciaio su cui martellare deve essere liscio e grande circa 10 centimetri per lato e andrebbe appoggiato su un cuscinetto di sabbia per attutire i colpi, ma lo potete tranquillamente sostituire con uno strofinaccio piegato più volte.

In Italia per acquistare gli articoli di cui vi ho parlato potete consultare lo shop Hobbyperline, con cui collaboro da diversi anni e presso cui ho svolto diversi workshop.

Spero di averti rivelato qualche informazione di cui non eri ancora al corrente, se ti è piaciuto questo articolo condividilo sui Social e se vuoi imparare questa tecnica dal vivo nel mio studio a Roma contattami per prenotare un corso!